MARCHE â Pub, discoteche e bar (64%), sono il principale accesso allâalcol ai minori,  mentre il 65% dei rivenditori non ha controllato la loro etĂ .
Gravissimo il dato che segnala che quasi la  metĂ (48%) dei venditori di alcolici continua a somministrare alcol, nonostante lo stato di ubriacatura del minorenne. Sono i risultati dell'indagine 'Venduti ai minori' condotta dal Moige e curata dal prof. Tonino Cantelmi dellâUniversitĂ Europea di Roma, insieme al suo team. Ha coinvolto un campione di ricerca di 1.388 minori tra gli 11 e i 17 anni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, con unâetĂ media di 14 anni.  Rispetto alla collocazione geografica: 30% dal Centro Italia, 21% dal Nord Italia, 49% dal Sud Italia.
Obiettivo della ricerca è stato quello di conoscere il fenomeno della vendita, da parte degli adulti, ai minori dei prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi dâazzardo, Pornografia ed autoregolamentati come i Videogiochi 18+.
ACCESSO ALLâALCOL. I minorenni acquistano alcolici, principalmente, in pub o discoteche (41,5%) o nei bar (23%), al supermercato (18,5%), al ristorante (7%) o allâalimentari (2,4%). Da parte dei rivenditori non emerge una particolare attenzione al rispetto della normativa di tutela dei minori considerando che solo il 14% del campione ha visto il cartello di divieto di vendita nei locali; mentre il 33% non lo ha visto in nessun locale e il 15% solo in alcuni. Ma appare molto piĂš preoccupante che circa 2 volte su 3 (65% dei casi) nessuno ha controllato lâetĂ al momento dellâacquisto della bevanda alcolica e nel 38% dei casi, nonostante sia stata verificata la minore etĂ dellâacquirente, gli esercenti non si sono rifiutati di vendere le bevande alcoliche. Inoltre, ancora piĂš grave, nel 48% dei casi i venditori hanno continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza degli under 18.
LâACCESSO AL FUMO. Lâaccesso dei minori al fumo avviene attraverso le tabaccherie (51%) oppure sostengono di non acquistarle direttamente, ma di prenderle dagli amici (40%); Il 5% acquistano dai distributori automatici, mentre il 4% nei bar. Considerando invece lâacquisto presso i distributori automatici, il nostro campione sostiene di aver aggirato il problema della verifica dellâetĂ tramite tessera sanitaria chiedendo ad un amico piĂš grande (66%) o utilizzando la tessera di un genitore o un fratello (19%). Un preoccupante dato il 15% dichiara, infine, che la verifica non era attiva, configurando quindi il macchinario come illegale. Anche nellâaccesso al fumo di sigaretta vediamo che nel 63% dei casi non è stato controllato il documento di identitĂ oppure che è stato controllato sporadicamente (34%);  Stesso copione anche per quanta riguarda la sigaretta elettronica, i giovani dichiarano che nel 78% dei casi non è stato chiesto loro un documento prima dellâacquisto e che 3 volte su 4 il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni.
LâACCESSO DEI MINORI ALLA CANNABIS LIGHT. Il campione intervistato riconosce come serie e permanenti le conseguenze del consumo di cannabis (68,1%) tuttavia non è da sottostimare il dato che il 7,5% dei minori ritiene che la cannabis non abbia nessun tipo di effetto sulla salute e sullo sviluppo. Per quanto riguarda la cannabis ââlightââ i ragazzi, tuttavia, non conoscono la norma che ne regolarizza la vendita e lâutilizzo, tantâè che solo il 27% di loro sa che è un prodotto tecnico e da collezione, non adatto alla combustione (quindi ad essere fumata) e vietato ai minori di 18 anni. Gli altri rispondono che è legale e si può fumare (27%) o che è sempre illegale (26%). Come per la cannabis, moltissimi (20%) rispondono che è legale su prescrizione medica; ancora una volta, probabilmente, le informazioni veicolate dai media tendono a confondere i giovani. Dai dati risulta che allâinterno dei negozi che vendono canapa âlegalizzata/lightâ: nel 30% dei casi  non erano presenti cartelli di divieto di vendita ai minorenni e il 35% dichiara di non averci fatto caso (quindi non esposti in luogo visibile). Solo il 21% degli intervistati li ha visti in alcuni negozi e il 14% dichiara di averli visti sempre. Inoltre: il 69,6% degli intervistati dichiara lâassenza di cartelli per spiegare il corretto utilizzo della sostanza; solo il 3,1% di loro dice di averli visti sempre. Nel 72,2% delle risposte i ragazzi dicono che non è stato chiesto loro un documento prima dellâacquisto della sostanza; il 19,5% di loro dichiara che gli è stato chiesto almeno una volta e solo lâ8,3% che è stato fatto sempre.
Infine, il campione afferma che nel 68% dei casi il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante fossero minorenni.
LâACCESSO DEI MINORI AL GIOCO CON VINCITA IN DENARO. Lâ83% dei ragazzi intervistati conosce correttamente la norma che vieta il gioco con vincita in denaro  ai minori di 18 anni, nonostante tra i minorenni che praticano il gioco dâazzardo solo il 38% ha visto il cartello relativo al divieto mentre il 62% non lo ha visto sempre o non ci ha fatto caso; anche in questo ambito, appare evidente la complicitĂ degli adulti considerando che il 62% degli intervistati ha risposto che non è stato chiesto un documento per verificare lâetĂ e, nel 54%, dei casi, anche qualora sia stata verificata la loro minore etĂ , i rivenditori non si sono rifiutati di farli giocare; Sono le scommesse la principale azione di gioco dâazzardo che praticano i minori, che sono privilegiate nel 58% delle scelte dei minori. Anche rispetto al gioco dâazzardo on line, pare che i controlli non siano efficaci a fermare i ragazzi: il 50% dei giocatori dice di essere riuscita ad aggirare il controllo dellâetĂ . Un dato interessante emerge dalla domanda su come hanno conosciuto il gioco dâazzardo: il 45% del campione dice infatti di aver visto una pubblicitĂ in tv.
LâACCESSO DEI MINORI AI CONTENUTI PORNOGRAFICI. Per lâaccesso ai contenuti pornografici i ragazzi utilizzano principalmente smartphone (59,3%), tablet (14,1%), e pc collegato ad Internet (8,4%). Ă dunque, secondo il campione, attraverso Internet che hanno la possibilitĂ di trovare materiale pornografico. Il 76% dei minorenni partecipanti allâindagine dice di non avere alcun filtro parental control sui propri device, o di essere riuscito ad eliminarlo (6,3%). Rispetto a come si procurano il materiale pornografico il 95% di loro dice di non comprarlo ma di cercarlo gratuitamente navigando on line dai propri device. I pochissimi che lo acquistano, il 38,2% lo fa su internet; gli altri lo comprano presso attivitĂ commerciali (26,5%), sulle bancarelle (16,2%) o sulla pay tv (10,3%). Sia per quanto riguarda la vendita fisica (59,2%) che la visione on line (78,8%) di materiale pornografico i ragazzi del campione affermano che non câè stata verifica dellâetĂ ; addirittura presso i rivenditori fisici per il 56,3% di loro, non è stato un problema acquistare materiale pornografico, nonostante avessero accertato la minore etĂ . Ancora una volta Internet si conferma come un mezzo per trasgredire facilmente.
LâACCESSO DEI MINORI AI VIDEOGIOCHI 18+. Per quanto riguarda la dimensione della percezione del rischio e delle conseguenze, a breve e lungo termine, dellâutilizzo di videogiochi con contenuti violenti o volgari, il campione intervistato sottostima i rischi e, infatti, il 33,6% ritiene che non vi sia alcun rischio mentre il 42,3% che ce ne siano pochi; tra i minori che giocano è abbastanza diffuso il fenomeno del gioco on line e, infatti, spesso i ragazzi utilizzano la connessione on line per giocare con amici (26,8%) o con sconosciuti (4,8%).
Quando abbiamo chiesto ai ragazzi se avessero mai giocato a giochi con contenuti volgari o violenti il 49,6% dice di averlo fatto; interessante leggere che il 16% di loro ânon sa rispondere, perchĂŠ non ci ha fatto casoâ. Sembrerebbe che i giovani non prestino attenzione ai livelli di violenza o volgaritĂ presenti nei loro videogiochi e, allo stesso tempo, che non siano guidati a comprendere i rischi che corrono. Solitamente i ragazzi acquistano videogiochi non adatti ai minori in negozio (56,2%), o li fanno comprare ai genitori (9,9%). Secondo il campione in questi negozi non è presente alcun avviso informativo sul prestare attenzione allâetĂ minima consigliata (26%) o non hanno fatto caso alla presenza di questâultimo (19%), nĂŠ il rivenditore glielo ha fatto notare (65%). Anche rispetto alle piattaforme on line, i ragazzi riferiscono di non aver visto avvisi (34%) o di averli visti solo poche volte (34%).
âLâindagine del Moige apre uno squarcio molto ampio e decisamente preoccupante ed evidenzia la necessitĂ di agire con urgenza per la tutela dei minori, rilanciando anche il tema dei controlli. Occorrono interventi normativi piĂš stringenti verso chi compie atti cosĂŹ miserabili verso un minore. Come Presidente di Commissione intendo, quindi, garantire un concreto e vigile supporto alle iniziative parlamentari nella individuazione di regole efficaci e inderogabili, per ricordarci che la tutela dei minori non è un optional per un Paese come lâItalia che deve ripartire puntando sui piĂš piccoli: il senso stesso della vita futuraâ, ha affermato la Sen. Licia Ronzulli, Presidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza. Sono dati molto gravi e preoccupanti che fanno emergere un grande pericolo per la tutela dei nostri figli. Occorre ripensare e ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione. Lâimpegno a proteggere  i minori non può essere confinato solo in famiglia, ma riguarda tutti coloro che producono tali prodotti nocivi ai minori, che devono attivarsi fattivamente per garantire che non vadano a finire nelle mani dei nostri figliââ,  ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige â Movimento Italiano Genitori.